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Viaggio in USA. Quali domande aspettarsi alla frontiera

Ci sono almeno due momenti cruciali che fanno parte di un viaggio aereo per entrare negli Stati Uniti. A differenza di altri Paesi per esempio, se siete stranieri e intendete viaggiare negli Stati Uniti dovrete rispondere a una serie di domande gia’ al gate dell’aeroporto europeo da cui partite.

Inoltre, ci sara’ l’abituale passaggio alla dogana nell’aeroporto di arrivo negli USA dove gli ufficiali americani porranno un’altra serie di domande. Cosa bisogna aspettarsi da questi due momenti cruciali?

Se salite su un volo non-stop per gli Stati Uniti da un’aeroporto italiano o europeo, noterete un protocollo diverso dalle altre destinazioni.

Prima dell’imbarco infatti, i passeggeri si mettono in colonna ed uno ad uno rispondono alle domande di un gruppo di ufficiali che lavorano per il governo americano (anche se spesso non sono cittadini americani, ma semplici cittadini dello stato da cui sta per partire l’aereo). Solo al termine di questa mini-intervista, i passeggeri possono sedersi nella sala d’aspetto del gate e successivamente imbarcarsi. Quali domande vengono fatte dunque prima della partenza?

Possiamo identificare una serie di domande standard e altre piu’ a discrezione dell’agente. Quelle standard includono specifiche domande sui bagagli in vostro possesso: vi sara’ chiesto a chi appartengono, se sono stati frugati da qualcun altro oltre a voi stessi, se li avete sempre avuti davanti ai vostri occhi. L’idea e’ di assicurarsi che non ci possano essere elementi o prodotti sospetti all’interno.

Vi verra’ successivamente chiesto per quale motivo siete in viaggio per gli USA (turismo se avete il visto ESTA, lavoro se possedete un visto lavorativo, universita’ se avete il visto da studente) e di confermare l’indirizzo al quale starete una volta sbarcati. Ci sono poi domande piu’ a discrezione dell’ufficiale. In alcuni casi, possono chiedervi quale lavoro fate e di spiegare qualche dettaglio del lavoro.

Tenete conto che questi ufficiali lavorano per il governo americano, ma non vivono negli Stati Uniti, alcuni di loro non ci sono mai stati e in alcuni casi possono avere genuine curiosita’ sul vostro lavoro o anche sulla vostra storia personale e cosa vi porta in America.

Insomma, la conversazione con loro puo’ tranquillamente essere piacevole senza il timore di dovere risolvere un quiz. L’ultima volta, a Monaco di Baviera, mi e’ stato chiesto se mi piace il lavoro che faccio.

Il secondo step e’ la dogana di ingresso negli Stati Uniti, dove gli ufficiali d’immigrazione (in questo caso cittadini americani ovviamente residenti in USA) analizzeranno il vostro passaporto, i documenti che avete gia’ spedito prima dell’imbarco e dopo qualche domanda porranno il timbro sul vostro passaporto con la sigla dell’aeroporto in cui siete atterrati (JFK per NYC-Kennedy, DFW per Dallas Forth Worth, eccetera).

La prima domanda e’ solitamente quella sulla motivazione del viaggio. Altre domande includono se avete portato cibi che non sono ammessi negli Stati Uniti. Non dimenticate che questi ufficiali vedono decine e centinaia di persone al giorno, chiedendo a tutti le stesse cose. Anche con loro e’ totalmente possibile finire in una discussione amichevole, con qualche domanda piu’ personale, specie se il Paese da dove venite li intriga.

Se entrate con un visto turistico, dopo poche domande verrete ammessi con il timbro sul passaporto e potrete raggiungere l’area della raccolta bagagli.

Se entrate con un visto lavorativo o studentesco, e’ sempre possibile una seconda ispezione in una sala laterale dove lo stesso ufficiale vi condurra’. Questa seconda ispezione puo’ farvi ritardare all’appuntamento con la coincidenza, nel caso abbiate un altro aereo ad attendervi per un’altra destinazione.